Marche

Laghetto di contenimento per tartarughe alloctone

  

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Sono specie alloctone le specie introdotte accidentalmente o dolosamente da parte dell’uomo in ambienti dove non sono mai state presenti. Queste specie, definite anche “aliene”, causano problemi di carattere predatorio/competitivo con le specie locali, autoctone, e possono quindi causarne la riduzione e, in alcuni casi l’estinzione per via diretta o indiretta, possono infatti anche essere vettori di patogeni per le specie locali. Una delle specie target è la testuggine palustre americana Trachemys scripta la tartaruga dalle striature gialle o rosse, venduta comunemente a cifre irrisorie nelle fiere di paese e in quasi tutti i negozi di animali negli ultimi decenni. Nel corso degli anni, a seguito di studi e osservazioni, si è riscontrato che questa specie introdotta in ambiente naturale, dove si adatta perfettamente, ha determinato problemi agli ecosistemi acquatici in particolare alle specie autoctone simili, come la testuggine palustre europea Emys orbicularis, con la quale entra in competizione trofica, di superficie per basking e riproduttiva, rappresentando quindi una minaccia per la conservazione della biodiversità. Nel 2017 è stato emanato un decreto legislativo che obbliga tutti i proprietari di Trachemys a dichiararne il possesso. Ciò ha determinato numerosi casi di abbandono di questo animale in ambiente acquatico naturale. L’Ente Parco, beneficiando di un apposito contributo della Regione Marche destinato alle aree protette, ha realizzato presso la propria sede un laghetto artificiale per il recupero e il contenimento della Trachemys, quale misura per evitare l’abbandono incontrollato di questa specie per ridurne il tasso di introduzione in ambiente naturale e mitigarne così gli impatti. La vasca ha una superficie di circa mq 85 ed è sagomata per ottenere due livelli di profondità che servono a garantire uno spazio per il nuoto, con acqua più profonda, ed una zona perimetrale di basking (comportamento essenziale di questi animali per prendere il sole e quindi attivare il metabolismo). Circonda l’invaso una fascia di acciottolato grossolano (diametro tra i 6 e i 10 cm) che garantirà la mancata deposizione delle uova evitando così la riproduzione degli esemplari. L’invaso è stato opportunamente recintato per evitare la fuoriuscita delle testuggini e l’ingresso di altri animali (anfibi). E’ stato realizzato anche un invaso più piccolo con finalità prettamente didattiche, destinato ad ospitare un ecosistema non alterato da specie invasive e quindi ricco di biodiversità (piante, insetti, anfibi) utile per l’attività del CEA (Centro di Educazione Ambientale) del Parco.